Riconoscere un Manager dalla scrittura
Venerdì, 21 Novembre 2008É possibile riconoscere le qualità di un Manager dalla sua scrittura? Secondo gli autori di questo libro si.
Bruno Brancati, Carla Poma
Riconoscere un manager dalla scrittura. La grafologia, uno strumento per la direzione risorse umane
2008, Collana: HrCommunity
Pagine: 128, figg. 20
Prezzo: € 15,00
Editore: Franco Angeli
Dal sito http://www.francoangeli.it:
Disciplina esoterica o scienza umana?
Cosa è la grafologia? Perché spesso ad essa vengono associati termini quali magia, mistero, veggenza, e perché viene altrettanto spesso confusa con astrologia o cartomanzia?
Ci sono aziende in cui questa scienza viene utilizzata?
I due autori - grafologi e professionisti della funzione risorse umane - hanno concepito questo libro con l’obiettivo di rendere giustizia ad una disciplina complessa, poco conosciuta o, se conosciuta, banalizzata, certamente scientifica, in Francia massicciamente utilizzata nelle aziende, in Italia solo da qualche anno penetrata, seppur timidamente, negli uffici del personale.
Una lettura utile, non solo per gli appassionati ed i cultori della materia, ma soprattutto per quanti operano quotidianamente nella funzione risorse umane, che centra l’obiettivo di incuriosire, prima, e dimostrare, poi, le potenzialità di uno strumento innovativo nelle fasi di selezione, mobilità, sviluppo professionale.
Qualche nota sugli autori:
Bruno Brancati, laurea in Scienze Politiche, ha iniziato a lavorare come ufficiale dell’aeronautica militare e come giornalista, per approdare, al termine degli studi universitari, nella famiglia professionale delle risorse umane, area nella quale lavora da 20 anni, 13 dei quali in una società del Gruppo Johnson & Johnson, 5 in Poste Italiane come direttore della selezione e gestione del personale territoriale e gli ultimi 2 nel Gruppo Aeroservices, società operante nel settore aeronautico. Durante il periodo in Poste Italiane si è appassionato alla grafologia - diplomandosi presso l’ARIGRAF - integrandola quale strumento innovativo in assessment center di selezione.
Carla Poma, laurea in Lettere Moderne, Master in Psicosociologia dell’organizzazione, giornalista pubblicista, già Capo Ufficio Stampa di enti pubblici di ricerca, attualmente è Responsabile della Formazione del personale dell’ENEA.
Ha conseguito il diploma in Grafologia presso la prestigiosa Société Francaise de Graphologie di Parigi nel 1987 ed ha successivamente ricoperto la carica di Vice Presidente dell’Associazione Grafologi Professionisti (AGP). È attualmente Vice Presidente dell’Associazione Italiana di Ricerca Grafologica (ARIGRAF), dove tiene seminari sulle applicazioni della grafologia alla selezione del personale.
Autrice di numerosi articoli sull’argomento e collaboratrice della RAI, ha condotto per due anni su RADIODUE una rubrica sulla grafologia e, su RAIUNO, uno spazio dedicato all’analisi grafologica di coppia nella trasmissione "Uno Mattina".
Qualcuno potrebbe storcere il naso osservando che nessuno dei due autori sono laureati in Psicologia. In effetti a quanto ne sappia io, sono pochi i Grafologi che hanno un background di studi Psicologici a livello universitario. Questo comunque non ci dà modo di valutare la bontà del libro e le capacità degli autori, che comunque vantano un curriculum di tutto rispetto.
Infatti io credo che in questo caso sia più importante il background e l’esperienza nel campo delle risorse umane, cosa che ai due autori non manca di certo, piuttosto che la mera laurea in Psicologia.
Rimane comunque un argomento controverso, che sicuramente non troverà tutti daccordo.
Tu cosa ne pensi? Lascia un commento.
PS: Ti ricordo che sul mio ebook “Il Codice della Personalità” puoi trovare un intero capitolo dedicato all’uso della Grafologia nella selezione del personale e nella scelta della facoltà universitaria.




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28 Novembre 2008 alle 11:57
Purtroppo nel mio ambito lavorativo(pubblico impiego) non vengono prese in considerazione nemmeno le professionalità acquisite in anni di lavoro senza mai aver fatto errori nello svolgimento dei propri compiti, compresi quelli che dovrebbero fare i superiori, che non mettono mai per iscritto quello che veramente fai, soprattutto se il lvoro che devi svolgere rientra nei loro compiti, salvo apporre la loro firma sul mio lavoro, senza nemmeno conoscere l’argomento, perchè dichiarare quello che veramente faccio potrebbe avere ripercussioni o pretese da parte mia. Se però non fai quello che ti viene ordinato o se chiedi che venga messo nero su bianco, si offendono pure e ti accorgi purtroppo che sei costretto ad obbedire passivamente per evitare ritorsioni varie. Figuriamoci se prendono in considerazione la scrittura per valutare le capacità: sono ben altre le doti che determinano le scelte. Più in alto si arriva, più queste sono lontane dalle reali capacità lavorative semmai più alte e strette devono essere parentele, condivisioni politiche ecc.. E’ molto triste per chi deve vivere del suo solo stipendio. Ma le mie soddisfazioni le ho avute, con gli interessi, da mia figlia, nel vedere la sua affermazione prima negli studi e poi nel lavoro (non senza ostacoli di ogni genere), lavora sicuramente molto meglio e molto di più di altri, però non teme di dire la sua. Grazie per aver ascoltato il mio sfogo.
8 Dicembre 2008 alle 16:23
La nostra società ha bisogno di meritocrazia: l’attenzione dei media è ormai concentrata sulle persone che commettono errori, che agiscono in modo criminale, e le stesse leggi sono rivolte essenzialmente al protagonista furfante. Del corretto cittadino, della persona che agisce il proprio dovere non c’è traccia, al punto che se una normale persona dabbene va a finire in tribunale non sa come difendersi, tanto le leggi sono fatte per chi commette il male (che quindi sa meglio come comportarsi). Cosa c’entra con la grafologia? beh, ben venga questa, se riesce ad imprimere una direzione diversa alle scelte del personale, basata sulle attitudini e non su parentele e “cugginamenti” vari. Sulle possibilità che la grafologia possa veramente discernere le capacità lavorative di ciascuno e su come le persone lo utilizzerebbero, aspetto di saperne di più per esprimermi.
9 Dicembre 2008 alle 00:05
Si purtroppo la nostra società (quella italiana in particolare) si basa molto poco sulla meritocrazia. Basta vedere che fine fanno le nostre migliori menti: nel migliore dei casi emigrano in Germania, se non in America.
Mi fa piacere per Cosetta che si sta prendendo le sue soddisfazioni con sua figlia, ci sono passato anche io prima di mettermi in proprio iniziando quest’avventura.
Ezio magari bastasse la Grafologia per cambiare questo andazzo! Certo può aiutare nel processo di selezione (Francia ed Israele sono due esempi lampanti di nazioni che fanno un massiccio e proficuo uso della Grafologia nella selezione del personale), ma a mio avviso il cambiamento deve avvenire da dentro, e in tutti noi nessuno escluso.
Michele Di Lena
26 Maggio 2009 alle 12:50
Salve,
sono uno studente dell’Arigraf, l’Associazione di Ricerche Grafologiche “figlia” dell’SFDG (Societé Français De Graphologie). Nella fattispecie, conosco personalmente gli autori del testo citato, e Carla Poma è la docente specializzata in ambito Aziendale all’Arigraf. Non sto certo a supportare la mia scuola in quanto “di parte”, ma mi è parso curioso che il maintainer del blog, non faccia altro che un cenno ad un capitolo del suo eBook, anziché pronunciarsi, a favore o contro, questo argomento, che lascia “aperto ma senza indicazioni” ai “passanti virtuali”. E difatti, leggiamo fondamentalmente due sfoghi, ai quali l’autore risponde con empatia ma sempre restando “fuori argomento”: ad Ezio posso consigliare di rivolgersi ad un counsellor grafologico, che è lì appunto a dare informazioni sulle attitudini, spesso non sempre chiare al richiedente stesso, e ad entrambi mi sento purtroppo di dire che la grafologia non è la chiave del change management aziendale italiano, ma soltanto uno strumento a disposizione tanto del singolo quanto delle società per acquisire maggiori informazioni, tanto su se stessi quanto sui propri collaboratori. Se volete e vi interessa, posso mettervi in contatto con chi ha tanto competenze grafologiche quanto psicologiche e di counselling/coaching (ASPIC), dato che, come dice Michele, trovare competenza in entrambe queste specialità, tutt’altro che semplici, è davvero arduo.
Claudio de Biasio